giovedì 23 maggio 2013

Workshop di Giornalismo Digitale: al Corriere della Sera #Innovationjournalism



Presso la Sala Buzzati al Corriere della Sera si è tenuto, nella giornata di oggi, il secondo workshop sul giornalismo digitale. Come tanti, ho avuto la possibilità di seguirlo su twitter con l'hashtag ufficiale #innovationjournalism. Daniele Manca, vicedirettore del Corriere, Massimo Sideri, giornalista del Corriere, Mindy McAdams, docente dell'Università della Florida, Rick Berke, responsabile Video per New York Times, Paul Lewis, Special Projects Editor del Guardian, sono tra i nomi che hanno dato grande apporto all'evento. Di seguito riporterò i tweet che ritengo di fondamentale importanza e che potrebbero essere spunti di riflessione per futuri articoli miei e vostri.











Nessuno può portarti un fiore di Pino Cacucci.



Questa recensione è uscita sulla rivista Letteratu.


Non sono qui per chiedervi
né vita né perdono
ma per dimostrare a tutti 
chi veramente sono:
non un assassino, un ladro o un traditore
ma un essere qualunque , con una testa e un cuore
(Carlo Giuliani)

L'unico modo per far rivivere la storia è raccontarla. E riprendendo in mano l'ultimo romanzo di Pino Cacucci, Nessuno può portarti un fiore (Feltrinelli, 2012), penso a quella frase di Dario Fo, quasi un grido all'umanità tutta, "la cultura non la si può ottenere se non si conosce la propria storia". Con la sua ruvida scrittura, con quel tono graffiante e accorato, Cacucci getta luce sul circolo vizioso creato dalle ingiustizie scavando nella memoria collettiva e ridando voce a personaggi che la storia ha voluto affossare sotto a una coltre di silenzi. Antonieta, Sylvia, Edera, Lulù, Horst, sono solo alcuni dei volti che, attraverso le parole di Cacucci, raccontano la loro vita, associata nel corso degli anni, con troppa facilità, a un bailamme giuridico che ha screditato tanto queste vittime inconsapevoli quanto il nostro stesso "disgraziato paese".


mercoledì 22 maggio 2013

Festival della Letteratura di Milano: la seconda edizione dal 5 al 9 giugno




La cultura letteraria, soprattutto negli ultimi anni, ci ha abituati ad abbandonare il nesso mitico sul quale, per quasi due secoli, si è fondata la letteratura ovvero quello che Luperini chiama letteratura-identità nazionale-storia. Travolti da un sistema che spesso mette alle strette il sapere, spalmato tra i settori tecnologici, assistiamo ad un periodo culturalmente contraddittorio.

Eppure vi sono manifestazioni del sapere che rispondono positivamente al racconto letterario cui la tradizione ci ha abituati. Il Festival della Letteratura che si terrà a Milano dal 5 al 9 giugno, arrivato alla sua seconda edizione, è tra queste manifestazioni. Milton Fernàndez, ideatore e direttore artistico, racconta i motivi che stanno alla base di tanto impegno (che, è bene ricordarlo, non è stato finanziato da "potenti fondazioni o grandi gruppi editoriali"): "l’idea che la cultura sia un patrimonio comune, alla stregua dell’acqua, o dell’aria che respiriamo. Che sia un nostro dovere batterci per preservarla. Per questo ci siamo messi in marcia, un giorno, quasi due anni fa".

L'atmosfera del Festival della Letteratura si respira anche da un programma denso di appuntamenti. Cinque giorni che vedranno nei luoghi della cultura di Milano il coinvolgimento, per la seconda volta, del pubblico aprendo la strada al dialogo e al confronto.

Come dice Borges, citazione ripresa da Milton Fernàndez, "la speranza è un dovere. Alle volte arduo, ma sempre un dovere". 

domenica 19 maggio 2013

Copertina d'artista.


Quando sono stata a Londra ho avuto paura di salire sulla ruota panoramica, London Eye. Mi capita spesso di aver paura dell'altezza. Più si va in alto e maggiore è il distacco dalla terra. E' come perdere il controllo del proprio corpo, alla mercé dell'eventualità. Il coraggio... è quello che uccidiamo con le parole. E a volte con lo sguardo.  

sabato 18 maggio 2013

Twitter e il volto del Giornalismo Digitale



Questo articolo è uscito sulla rivista Caffè News.
Stiamo vivendo uno dei periodi più floridi dal punto di vista della quantità di informazioni. Ci sono informazioni ovunque. Le ritroviamo sui giornali, in televisione, alla radio oppure basta accendere il computer o dare un’occhiata al nostro cellulare per essere catapultati in una matassa tanto intricata di notizie da spaventare anche il più tenace degli utenti, annichilendo i suoi propositi iniziali sul bisogno di avere informazioni su un fatto. La quantità è anche indice di una smisurata varietà. Abbiamo accesso, ovunque e in qualsiasi momento, a informazioni di qualsiasi tipo, che toccano gli argomenti più disparati.
Continua la lettura: http://bit.ly/11MC1bK

venerdì 17 maggio 2013

Pecore nella nebbia, Sylvia Plath




Pecore nella nebbia

Le colline digradano nel bianco.
Persone o stelle
mi guardano con tristezza, le deludo.
Il treno lascia dietro una linea di fiato.
Oh lento
cavallo color della ruggine,
zoccoli, dolorose campane.
E’ tutta la mattina che
la mattina sta annerendo,
un fiore lasciato fuori.
Le mie ossa racchiudono un’immobilità, i campi
lontani mi sciolgono il cuore..
Minacciano
di lasciarmi entrare in un cielo
senza stelle né padre, un’acqua scura.

Sylvia Plath

giovedì 16 maggio 2013

"Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno" ovvero, guardando Kafka




Da giorni sentivo il bisogno di riprendere in mano l'ironica ed entusiastica scrittura di Philip Roth, la delicatezza connotativa, l'instancabile necessità di conoscere, la sapienza letteraria. E l'ho fatto con un libro tradotto da Norman Gobetti, edito per Einaudi nel 2011 "Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno" ovvero, guardando Kafka.

Intorno alla primavera degli anni Settanta, Philip Roth si recò a Praga dove conobbe Milan Kundera ed altri scrittori oppressi dalla dittatura comunista. La conoscenza di tale disperazione e solitudine lo colpì molto avvicinandolo ancor più alla figura di Kafka uomo prima ancora che scrittore. Successivamente conobbe Vera Saudkova, una delle nipoti di Kafka. Le raccontò della famiglia di Kafka, la madre e le due sorelle morte ad Auschwitz. Lei gli mostrò le foto e i suoi luoghi di lavoro. Qualche anno dopo, Philip Roth si recò a Londra dove conobbe Marianne Steiner, un'altra nipote, figlia della sorella Wally.

Guardando Kafka appare come un accurato dipinto di uno dei maggiori scrittori del primo Novecento, una sorta di testamento elaborato da un caro amico di Kafka. Il lavoro di Roth, le ricerche e la profonda conoscenza delle sue abitudini quotidiane oltre che delle opere, comprese quelle incompiute, riempiono le pagine di immagini suggestive, cadenzate da uno stile asciutto e nitido.

Se nella prima parte Roth dipinge la figura di Kafka con un linguaggio saggistico incline, tuttavia, ai sentimenti e alle fascinazioni facendo leva sul vuoto emotivo che accompagnò, fino alla fine dei suoi anni, la vita di Kafka, nella seconda parte la magia di una narrativa a metà tra realismo e invenzione apre le porte a uno scenario attraente in cui la rielaborazione della vita di Kafka si intreccia a quella di Roth stesso. E' qui, a mio avviso, che si scorge l'acume e la finezza letteraria ai quali, per anni, Philip Roth ci ha abituati.

martedì 14 maggio 2013

Street Art around the world: Spring 2013











Fonte: streetartutopia.com

domenica 12 maggio 2013

Copertina d'artista. Enrico Nocera.


venerdì 10 maggio 2013

L'impronta dell'editore di Roberto Calasso




Questa recensione è uscita sulla rivista Caffè News

Studiando la Storia dell’editoria italiana dal 1945 al 2003 di Gian Carlo Ferretti (Einaudi, 2004) si viene a contatto con un racconto intenso pur nella sua agilità sintattica. L’atteggiamento prosaico di Ferretti ha affascinato molti studenti ma ne ha allontano altrettanti, convinti, questi ultimi, che i suoi modi fossero imputabili al mantenimento di un rigore estetico non riproducibile nei fatti. Ad ogni modo i suoi corsi sono sempre stati quanto di più geniale e meraviglioso potesse offrire un piccolo e silenzioso ateneo come poteva
essere quello parmense agli inizi del nuovo millennio.

L’impronta dell’editore di Roberto Calasso (Adelphi, 2013) ripercorre lo stesso rigore formale arricchito da un’aneddotica personale e da una narrazione diaristica che spinge il lettore ad accogliere un modo di fare saggistica a metà fra sperimentazione e romanzo [...]