lunedì 14 aprile 2014

Dalton Ghetti Sculpture

Tutto ciò che vuoi creare nasce dall'esigenza di comunicare con il cuore e non con le parole.




Dalton Ghetti Sculpture



giovedì 10 aprile 2014

Il Silenzio

Nel silenzio i rumori si fanno verità.



venerdì 4 aprile 2014

La forza artistica di Katerina Plotnikova

Di Mare e Tempesta. Così tra noi si consuma l'inevitabile.






Katerina Plotnikova

giovedì 3 aprile 2014

Fantasia di Bruno Munari: un museo portatile su Twitter

Su Twitter si riscrive Fantasia di Bruno Munari. Seguendo l'hashtag #mmgFantasia gli utenti stanno creando il primo museo portatile realizzato su Twitter attraverso un processo collaborativo, insieme a Meet the Media Guru, Twitteratura e Tweetbook.

Ecco alcune immagini rappresentative di questa iniziativa:




sabato 8 marzo 2014

Workshop: Scrivere per il web

Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto.
Italo Calvino

E' con Calvino che voglio riprendere il discorso. Recentemente abbiamo parlato di folla ospitando un guest blogger, abbiamo parlato di libri, di alcuni abbiamo letto solo delle citazioni e magari li abbiamo poi segnati nel nostro diario, come prossime letture. Abbiamo paralato di arte, street art in particolare, illustrazioni e fotografia.
E' da molto che non scrivo. E spiegherò subito il motivo: lavoro e corsi. Recentemente vi ho parlato di me, del mio percorso professionale motrandovi il mio biglietto da visita virtuale about.me. Alla mia attività si affianca anche la formazione per aziende e privati. Di cosa sto parlando?

Strutturando progetti di marketing sul web che hanno come obiettivo la costruzione della brand awareness e brand reputation del Cliente sul web, mi trovo ad affrontare anche il discorso della scrittura di testi ottimizzati per i motori di ricerca. Le richieste arrivano dal singolo cliente che ha magari una piccola attività e vuole gestirsi in autonomia il suo blog aziendale ma arrivano, anche e soprattutto, da aziende che hanno bisogno di un supporto costante. 

Presso la Suite Coworking di Terni, dove la mia azienda, Labbit srl, ha aperto un distaccamento rispetto alla sede principale a Roma, terrò proprio un workshop di scrittura per il web.
Il workshop è organizzato da Labbit srl, in collaborazione con Suite Coworking e Umbria Lab.

Immagine realizzata dai professionisti di Suite Coworking

domenica 9 febbraio 2014

Copertina d'autore - Zachary Smith

Zachary Smith 

sabato 1 febbraio 2014

Indagine sulla Follia - Fotografare il manicomio

Questo articolo è un guest post di Luca Sempre.



Mi piace concludere questa serie di articoli dedicati al tema della Follia nella Arti parlando del potere della fotografia e delle storie che un semplice scatto può raccontarci.

# Come questo viaggio folle è iniziato

Ricordo che ero su Flipboard e quasi per gioco ho iniziato a raccogliere fotografie di manicomi abbandonati in giro per l’Italia (e non solo), luoghi oggi divenuti meta di pellegrinaggio da parte di visitatori estemporanei, turisti improvvisati che con i loro scatti hanno documentato corridoi e stanze per molto tempo inaccessibili a sguardi esterni.

E così, di fotografia in fotografia, senza seguire un percorso logico, ho creato il magazine Follia. Un percorso visivo in quei luoghi abbandonati che un tempo ospitavano i “pazzi”, persone a cui un certo punto il cervello ha fatto crac ed è partito per un viaggio senza ritorno in mondi per noi inaccessibili e incomprensibili.

La rivista – al momento composta da 275 fra articoli e immagini – ha raccolto in appena un anno dalla sua creazione circa 2.700 lettori, e le sue pagine sono state sfogliate ben 67.990 volte.

Era nata per gioco. Non pensavo potesse riscuotere così tanti apprezzamenti.


# I luoghi, i volti e le storie che la Follia ci racconta


Sfogliando il magazine troverai:

·         Lettini dove un tempo veniva praticata la lobotomia transorbitale, pratica per molti anni accettata dalla medicina ufficiale ma oggi quasi del tutto inutilizzata.
·         Scritte sui muri dal significato spesso ambiguo e inquietante, il più delle volte incomprensibile.
·         Diagnosi di pazienti “a rischio suicidale” abbandonate su scrivanie piene di polvere e calcinacci.
·         Pupazzi, scarpe e vestiti un tempo appartenuti agli ospiti dei manicomi.
·         Un generale senso di vuoto che disorienta e disturba lo spettatore.
·         E poi, se guardi bene – oltre il lettino, la sedia vuota, l’ennesima stanza abbandonata – non avrai difficoltà ad ascoltare quelle cantilene prive di senso e quei discorsi senza significato che ogni giorno riempivano il silenzio dei manicomi.
 Se vuoi puoi sfogliare la versione web del magazine. Se invece sei su Flipboard, per una migliore esperienza di lettura ti consiglio la navigazione su iPad o tablet. Che poi chiamarlo magazine fa molto glamour, anche se c’entra davvero poco con l’orrore invisibile e silenzioso che trasuda da ogni fotografia.

# Il film della follia (non per cuori deboli)
E così siamo arrivati alla fine di questo breve (e spero per te interessante) viaggio in un mondo senza contorni che tanto ci affascina e inquieta.

La degna conclusione del viaggio è un breve documentario della durata di 6 minuti ad opera del fotografo statunitense Jenn Ackerman  - già autore della splendida serie Trapped (letteralmente Intrappolato) dedicata ai pazienti rinchiusi negli ospedali psichiatrici americani – che ci fa entrare nella sezione dedicata al trattamento dei disturbi mentali del Kentucky State Reformatory (KSR).

Il video è stato premiato più volte, e a mio parere è tra i migliori corti amatoriali di sempre mai girati. Piccola raccomandazione per coloro che decideranno di vederlo: Ackerman stavolta la follia te la sbatte in faccia senza alcun filtro. Ecco il link: http://vimeo.com/817045



Bene. Siamo arrivati alla fine di questo breve viaggio oltre la… normalità. 

Ringrazio Sara per avermi dato l’opportunità di prendere “possesso” del suo blog per un’intera settimana (ho fatto danni, Sara?) e ringrazio anche te, caro lettore, che hai voluto dedicare un po’ del tuo tempo ai miei articoli.

Ci vediamo presto in giro per il web. Se vuoi mi trovi qui.


Luca Sempre
Sito personalelucasempre.com
Figurine (sito dedicato al racconto): http://figurine-racconto.weebly.com
Twittertwitter.com/lucasempre_ ( @lucasempre_ )

mercoledì 29 gennaio 2014

Indagine sulla Follia – Il secondo libro più misterioso al mondo

Questo articolo è un guest post scritto da Luca Sempre.



Oggi ti parlerò della Follia nell’Arte, e lo farò in modo misterioso. Diverso, se preferisci. Spesso infatti la parola Follia viene associata a tutto ciò che non riusciamo a comprendere e che al tempo stesso induce in noi una sensazione straniante, come quando osserviamo una persona che si atteggia in modo bizzarro e inquietante e non ne comprendiamo il senso.

Non è detto, però, che tutto ciò che è ritenuto folle oggi lo sia anche domani. Folli erano considerate all’epoca le teorie scientifiche di Galileo. La storia, poi, ci ha detto tutt’altro.

Quindi preparati a fare un viaggio in un libro folle proprio perché indecifrabile.

# Il Codex Seraphinianus



Premessa.
Per anni mi sono occupato di manoscritti, incunaboli, testi rari e preziosi, e fra le tante perle che i miei polpastrelli hanno avuto la fortuna (e il privilegio) di sfogliare ce n’è una che secondo me le batte tutte, un codice misterioso e indecifrabile che un collezionista (all’epoca mio cliente) mi fece conoscere circa 10 anni fa.

Sto parlando del Codex Seraphinianus, mirabile prodotto dell’ingegno – e della follia artistica – di tal Luigi Serafini, architetto e designer romano che verso la fine degli Anni Settanta immaginò e poi diede alle stampe questo suo originalissimo codice (non ti sarà certo sfuggito il fatto che l’aggettivo “Seraphinianus” fa riferimento proprio al cognome del suo stesso creatore).

Il Codex venne pubblicato in Italia per la prima volta nel 1981 dalla casa editrice FMR, all’epoca ancora diretta dal suo geniale e bizzarro fondatore - il marchese Franco Maria Ricci - forse  in quegli anni il più grande editore d’arte al mondo, soprattutto per l’originalità e l’ammaliante bellezza delle sue pubblicazioni.

# Un fantastico mondo di follie possibili

Il Codex (circa 360 pagine) non è altro che una reinterpretazione in chiave assolutamente fantastica e oltremodo surreale di alcune fra le principali scienze umane. Le meravigliose illustrazioni (tutte realizzate dallo stesso Serafini) spaziano infatti dalla botanica allo zoologia, dalla fisica all’architettura passando per l’ingegneria e l’arte del gioco.

In questa vera e propria Enciclopedia del Fantastico troverai ad esempio:

  • Due amanti che si fondono l’un l’altro trasformandosi in un coccodrilli
  • Alberi che migrano come i pinguini e si gettano in mare.
  • Strani pesci a forma di occhio. O strani occhi a forma di pesce.
  • Fiori che galleggiano e fiori a forma di forbici.
  • Piante che al posto del tronco hanno la testa di un cervo. O cervi le cui corna si trasformano in rami alberati.
  • Ombrelli che camminano per strada e arcobaleni che si annodano (o nodi che si trasformano in arcobaleno).

Mi fermo qui. La lista delle meravigliose stranezze potrebbe continuare all’infinito ma forse è meglio che sia tu stesso a darci un’occhiata.

Pesce Occhio




 Alfabeto di Rami Spezzati



 Margherita che si trasforma in Pistillo che si trasforma in Palloncino



Vivisezione Aliena

Arcobaleno Annodato


#L’alfabeto impossibile

Eppure le incredibili stranezze del Codex Seraphinianus non finiscono qui. Se le illustrazioni sono quanto di più surreale – e a volte inquietante – ti sia mai capitato di vedere fra le pagine di un libro, il testo che accompagna le singole tavole e che introduce ogni nuova sezione del codice non è certamente da meno.

Per oltre 30 anni collezionisti, studiosi, letterati, artisti, crittografi o semplici curiosi hanno infatti provato a decifrare l’incomprensibile alfabeto inventato dal buon Luigi, fino a quando – nel corso di una conferenza tenutasi nel 2009 presso la Oxoford University Society of Bibliophiles – lo stesso Serafini mise fine ad ogni tipo di disquisizione affermando che in realtà l’alfabeto presente nel Codex è del tutto privo di significato e non fa riferimento ad alcuna lingua esistente o immaginaria.

# Il culto del Codex Seraphinianus nel mondo

Come dicevo all’inizio, il Codex venne pubblicato per la prima volta in Italia da FMR nel lontano 1981: due tomi, oggi rari e preziosi, che nelle successive edizioni si fusero in un unico volume tradotto anche all’estero. L’edizione spagnola e quella francese, in particolare, videro l’introduzione di Italo Calvino, da sempre grande cultore e appassionato del Codex.

Inutile dire che la prima edizione, oltre ad essere la più bella, è anche quella più ricercata dai collezionisti di tutto il mondo. All’epoca quel cliente mi diede la possibilità di sfogliarla. Fu una scoperta e, al tempo stesso, un’infatuazione.

Se quest’articolo ti ha fatto venir voglia di sfogliare il Codex Seraphinianus, hai 3 alternative:

  • Spendi circa tremila euro e ti porti a casa la prima edizione.
  • Ti procuri l’ultima ristampa del Codex ad opera della Rizzoli e in questo caso te la cavi con circa novanta euro.
  • Ti scarichi la versione .pdf del Codex disponibile online a questo indirizzo. Sembra per zero euro. Sembra.
A questo punto immagino che tu abbia già fatto una scelta.
Bene.
Diciamo subito che se la versione .pdf ti permette di avere il Codex subito a disposizione, mai come stavolta mi sento di spezzare una lancia in favore di chi dice che “il digitale non potrà mai sostituire la carta stampata”.

Sfogliare le pagine di un’opera così surreale e unica nel suo genere richiede quella giusta dose di silenzio, lentezza e riflessione che solo la carta stampata può darti. Perché se questo codice è davvero così folle, allora la sua follia va sfogliata su carta.

# E il primo libro?
A questo punto rispondo alla domanda che ti starai facendo più o meno da quando hai iniziato a leggere quest’articolo.

Ma se il Codex Seraphinianus è il secondo libro più misterioso al mondo, il primo qual è? Secondo molti sarebbe il Manoscritto Voinich, datato intorno al 1400 d.C. e tuttora indecifrato.


Alcuni affermano che il buon Luigi Serafini si sia ispirato proprio a tale manoscritto per elaborare il suo Codex. Chi lo sa. Certo è che anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un altro mistero o – per riprendere il filo conduttore di questa serie di articoli – l’ennesimo frutto della follia umana. Questa volta consapevole.


O forse no?


Luca Sempre
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martedì 28 gennaio 2014

Indagine sulla Follia - Costruisci un Totem a tuo figlio morto

 Questo articolo è un guest post scritto da Luca Sempre.



Iniziamo questo viaggio spericolato nella Follia e nelle Arti con un libro. Il titolo è God Jr. Lo ha scritto un autore americano di culto quasi sconosciuto in Italia (amo gli autori sconosciuti, te l’avevo già detto?). Lui si chiama Dennis Cooper, e se ancora non hai letto le sue opere ti perdi qualcosa. Fidati.

# Ma chi è questo Dennis Cooper?

  • Dennis Cooper è un poeta.
  • Dennis Cooper è un performer e artista.
  • Dennis Cooper è, soprattutto, uno scrittore. Estremo, scandaloso, borderline.  
  • Dennis Cooper nei suoi libri ha disintegrato ogni tabù sul sesso, proiettando il lettore in una spirale multiforme di accoppiamenti carnali - dal sadomasochismo alla pederastia, dalla necrofilia agli snuff movies, e chi più ne ha più ne metta - tanto da guadagnarsi l'appellativo del Marchese De Sade americano.
  • Dennis Cooper è un ex-punk che del punk ha conservato l'attitudine a dissacrare ogni regola sociale e a compiacersi della (e nella) spazzatura, ove per spazzatura s'intende tutto ciò che non è "accettato" dal Sistema e dunque viene "rifiutato" "scartato" "estromesso" "bollato come pericoloso". [da maneggiare con cura]
  • Dennis Cooper è gay ed è un fottuto pazzo, nel senso comunemente accettato del termine.
  • Dennis Cooper scrive solo a mano. Lui odia il computer. Ecco perchè non ci mette mai meno di due anni e mezzo per scrivere un nuovo romanzo.

Sul perché abbia deciso di parlarti proprio di questo libro te lo spiego meglio nella sezione successiva.

# Costruisci un totem a tuo figlio morto

  • Dennis Cooper ha scritto un libro.
  • Il libro, come ti accennavo, si chiama God Jr.
  • Ne ha scritti tanti di romanzi, lui, ma questo secondo me li batte tutti.
  • Strano a dirsi, Dennis Cooper in God Jr. non parla di sesso, omicidi efferati o strani accoppiamenti. No. Dennis Cooper in questo romanzo parla della Follia. E, chiaramente, lo fa a modo suo.
  • La storia è quella di un padre, Jim, che perde suo figlio Tommy in un incidente stradale. Da quel momento accadono alcune cose. Tipo:
    • Jim trova rifugio nelle droghe (marijuana).
    • Jim si distacca progressivamente dalla realtà che lo circonda. 
    • Jim decide di dedicare un monumento a suo figlio.
    • Jim costruisce con le sue mani una specie di strano totem/pupazzo che Tommy era solito scarabocchiare di continuo sopra un foglio.
    • Jim scopre che quel totem proviene da un videogioco della Nintendo.
    • Jim decide di prendere il controllo del personaggio protagonista del gioco. Il personaggio è un orsacchiotto.
    • Jim diventa l'orsacchiotto.
    • Jim alla fine scopre un universo parallelo in cui lui è l'unico dio.
    • Jim diventa pazzo ma non se ne rende conto. O forse sì.

 Il libro si legge tutto d'un fiato (pubblicato nel 2006 da Fazi – appena 126 pagine) ed è una spettacolare, struggente, inquietante discesa nell'inferno di un uomo ossessionato dai suoi stessi demoni.




#Autopsia del delirio umano

Lo stile di Cooper è ipnotico, chirurgico. Ti prende per mano e ti conduce all'inferno. Autopsia del delirio umano. O di un delirio, umano. Quello del protagonista/scrittore.

Ti ritroverai così a leggere pagine mezze vuote, pagine in cui ogni singola parola pesa come un macigno e ogni punto, ogni virgola, ogni trattino ti inchioda alla parola successiva come una maledetta condanna.

Lui stesso dice di sé:

"Non sono mai soddisfatto. Ogni frase deve avere il suo peso, ogni sillaba. E' un metodo massacrante, ma è il solo che conosco". 

Come ho scritto nel post di presentazione a questa serie di articoli/riflessioni dedicati al tema della Follia nelle Arti, Dennis Cooper e Jim rappresentano due facce della stessa medaglia: da una parte lo scrittore disadattato e misantropo che attraverso la scrittura dà voce alle sue ossessioni e dall'altra il frutto della sua mente “alterata” - il protagonista del romanzo, Jim - che da una condizione di apparente normalità precipita in un baratro di pazzia e disperazione, trasformandosi in un matto vero. Un matto da manicomio.


E tu che mi dici? Hai letto il romanzo? Avresti qualche altro libro da consigliare dove la Follia è parte integrante della storia?



Luca Sempre
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lunedì 27 gennaio 2014

Indagine sulla Follia – I volti, i luoghi, le storie

Questo articolo è un guest post scritto da Luca Sempre



 Devo farti una confessione. I matti mi hanno sempre affascinato.

Esatto. Parlo di tutti quegli individui dalla personalità borderline, affetti da problemi pschici, disturbi mentali, sindromi paranoico/depressive, manie di persecuzione, e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, ci siamo capiti: pazzi nel vero senso della parola. 

# La [Follia] nelle [A]rti

Molti artisti (scrittori, registi, pittori) hanno provato a raccontare la follia umana nelle loro opere. Alcuni lo hanno fatto da una prospettiva "esterna". Vedi ad esempio il meraviglioso film Qualcuno volò sul nido del cuculo con la straordinaria interpretazione di Jack Nicholson che nel 1976 si aggiudicò tutti e 5 gli Oscar più importanti (miglior film, migliore regia, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista, migliore sceneggiatura non originale).



Altri, invece, hanno dato voce alla loro follia interiore per poi trasformarla in Arte con la A maiuscola. È noto, del resto, che alcuni dei più grandi artisti della storia erano affetti da disturbi più o meno riconducibili alla follia.

Tuttavia, riflettendoci bene, associare al concetto di “pazzia” un mero disturbo mentale è esercizio incompleto, oltre che una visione molto riduttiva e semplicistica della tematica, certamente ben più ampia di quello che si possa pensare.

A tal proposito, basta leggere ciò che riporta Wikipedia sull'etimologia stessa della parola "follia":

“In psicologia e psichiatria, e nel senso comune, il termine Follia indica genericamente una condizione psichica che identifica una mancanza di adattamento che il malato esibisce nei confronti dell'ambiente di vita, tipicamente attraverso il suo comportamento, le relazioni interpersonali e stati psichici alterati ovvero considerati anormali. La definizione di follia è influenzata dal momento storico, dalla cultura, dalle convenzioni, quindi è possibile considerare folle qualcosa o qualcuno che prima era normale e viceversa.”

Mancanza di adattamento. Esatto. È proprio questo il punto. Ogni artista, in fondo, non è altro che un disadattato sociale che trova rifugio nella sua arte espressiva per sfuggire (o ridefinire) i contorni delle sue ossessioni. Quindi, estremizzando il concetto, ogni artista è - a suo modo - folle. 

# Rinchiudetemi in manicomio, please

Lungi dal definirmi un "artista" (ho troppo rispetto per l'arte in generale, sarebbe questo un enorme peccato di presunzione da parte mia), confesso tuttavia che ho sempre pensato di essere un disadattato sociale, un misantropo che nella scrittura ha trovato la sua vera e unica via di fuga, il conforto necessario a un certo "malessere" di fondo che ha accompagnato la mia esistenza fin da quando sono nato. E parlando di ossessioni (tutti i matti hanno le loro), ho sempre avuto una naturale fascinazione per:

·         I mondi isolati
·         Gli universi chiusi
·         Le realtà distopiche
·         Le camere d'albergo vuote
·          I corridoi di passaggio delle astronavi che verranno
·         Le personalità distorte
·         Le storie a margine ma non marginali

Ma anche per molto altro. Quindi, a mio modo, sono un matto. Nel senso meno ironico del termine.

Rinchiudetemi in manicomio, please.

# Anche tu hai bisogno della Follia

Sempre Wikipedia riporta una citazione di A. C. Grayling che trovo davvero illuminante:

<< La sanità mentale necessita della follia per la propria stessa sopravvivenza e in condizioni normali chi è sano di mente cerca di conseguenza di procurarsi forme temporanee delle sue più piacevoli manifestazioni: dalla leggere euforia che si procurano feste e balli agli stati non altrettanto salutari indotti dall'alcol, dalla cocaina e da altre sostanze che alterano la coscienza. >>
(A. C. GraylingLa ragione delle cose)

Ecco. Partendo da questo assunto potremmo dire che tutti noi necessitiamo della follia. Anche quelli che si ritengono assolutamente normali. Quindi indagare sulla Follia non può far altro che:

·         Condurci su sentieri non ancora battuti
·         Proiettarci verso nuovi mondi inesplorati
·         Restituirci visioni non convenzionali
·         Svelarci verità nascoste o ignote
·         Detto in altri termini: la follia ci avvicina a tutto ciò che non riusciamo a capire fino in fondo e di cui, però, sentiamo un estremo e irrazionale bisogno.

Ecco perché è importante osservare la Follia. E amarla, se possibile.

Non comprenderla. Amarla.

Lungi dal voler esaurire tutto l’argomento in queste poche righe - il tema è davvero molto vasto, credimi - ho deciso quindi di dedicare alcuni articoli proprio al tema della Follia nelle Arti. Ogni articolo tratterà di un'opera o un artista in particolare, per poi concludere questa "folle" traversata con un viaggio bellissimo e inquietante nei luoghi che più di ogni altro, da sempre, hanno nascosto al mondo la pazzia umana: i Manicomi (ma per questo dovrai aspettare l’ultimo post della settimana, ok?)

Sei pronto? Bene. Il folle viaggio inizierà domani. 


Resta sintonizzato su queste frequenze, mi raccomando.


Luca Sempre
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